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ARTICOLO DI FONDO
 
La nostra identità di credenti diviene dono per la crescita, il cammino di altri nel massimo rispetto di valori e convinzioni, ma nella chiarezza del primo insostituibile principio: la dignità della persona fin dal suo concepimento.
 
Ora è bene in vista proprio dei corsi in preparazione al matrimonio civile ribadire la visione della persona che ci accomuna e ci fa essere portatori di speranza per operare in mezzo agli uomini del nostro tempo.
 
Siamo a cinquant’anni dalla pubblicazione dell’enciclica Humanae Vitae nella quale il Beato Paolo VI propone un percorso per la famiglia unendo  la capacità procreativa  nell’intimità e nella volontà di essere uniti come coppia in grado  di perfezionarsi nell’amore reciproco.
 
L’importanza fondamentale dell’Humanae Vitae per la situazione attuale delle famiglie. Primo fra tutti san Giovanni Paolo II che dedicò molti studi e catechesi a ciò che si conosce come “teologia del corpo” parlandone per diversi mesi nelle catechesi del  mercoledì a commento del libro della Genesi. In nessun momento e sotto nessun aspetto il magistero del papa polacco si discostò dalle indicazioni di Paolo VI. Allo stesso modo Benedetto XVI – a quarant’anni dalla pubblicazione del documento – indicò che “quell’insegnamento non solo manifesta immutata la sua verità, ma rivela anche la lungimiranza con la quale il problema venne affrontato”.
 
Ora anche papa Francesco mostra la sua volontà di conservarne l’insegnamento dell’Humanae Vitae come una parola valida per la Chiesa e per i cristiani di oggi. Nell’incontro con le famiglie filippine, parlando delle “colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia”, il papa ha invitato a non perdere di vista “la missione della famiglia” e a “dire di no a qualsiasi colonizzazione politica” con sagacia, abilità e forza. Tra le grandi sfide che la famiglia è chiamata ad affrontare il papa ha citato i disastri naturali, la povertà e l’emigrazione. Ma, allo stesso tempo, il “materialismo” e “stili di vita che annullano la vita familiare e le più fondamentali esigenze della morale cristiana” sono il frutto di una vera e propria “colonizzazione ideologica” che si avventa contro l’istituzione familiare. La “mancanza di apertura alla vita” è uno dei mali di cui soffre la famiglia che segue le sirene del relativismo e della “cultura dell’effimero”. La chiusura alla vita diventa poi un cancro all’interno della società che invecchia e muore, giacché – prosegue il pontefice “ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società stessa”.
 
E non dimentichiamo la radice antropologica che ispira il documento: l’amore umano riletto sull’amore divino rivelato in Gesù, la pienezza della manifestazione del Padre e Maestro di umanità. Papa Paolo VI lo ribadisce in modo chiaro ed inequivocabile ai nn°. 8-9 e che riportiamo come spunto per tutti al fine di una riflessione e seria presa di considerazione del bisogno di umanizzare l’amore, dare alla famiglia dignità e credere nell’insostituibilità dell’unione che  dà sicurezza e stabilità per tutta la vita.
 
Ecco le parole dell’Humanae Vitae:
 
Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite. Le caratteristiche dell’amore coniugale. In questa luce appaiono chiaramente le note e le esigenze caratteristiche dell’amore coniugale, di cui è di somma importanza avere un’idea esatta. È prima di tutto amore pienamente umano, vale a dire sensibile e spirituale. Non è quindi semplice trasporto di istinto e di sentimento, ma anche e principalmente è atto della volontà libera, destinato non solo a mantenersi, ma anche ad accrescersi mediante le gioie e i dolori della vita quotidiana; così che gli sposi diventino un cuor solo e un’anima sola, e raggiungano insieme la loro perfezione umana. È poi amore totale, vale a dire una forma tutta speciale di amicizia personale, in cui gli sposi generosamente condividono ogni cosa, senza indebite riserve o calcoli egoistici. Chi ama davvero il proprio consorte, non lo ama soltanto per quanto riceve da lui, ma per se stesso, lieto di poterlo arricchire del dono di sé. È ancora amore fedele ed esclusivo fino alla morte. Così infatti lo concepiscono lo sposo e la sposa nel giorno in cui assumono liberamente e in piena consapevolezza l’impegno del vincolo matrimoniale. Fedeltà che può talvolta essere difficile, ma che sia sempre possibile, e sempre nobile e meritoria, nessuno lo può negare. L’esempio di tanti sposi attraverso i secoli dimostra non solo che essa è consentanea alla natura del matrimonio, ma altresì che da essa, come da una sorgente, scaturisce una intima e duratura felicità. È infine amore fecondo, che non si esaurisce tutto nella comunione dei coniugi, ma è destinato a continuarsi, suscitando nuove vite”.
 
Accogliere, ascoltare, accompagnare sono i tre momenti di un cammino che insieme vogliamo costruire, ma che portano ad essere persone che sanno AMARE. Certo è bello, meraviglioso, impegnativo; dà una gioia immensa vivere un amore pienamente umano, libero, autentico, vero, sicuro nel tempo, totale perché ispirato solo al bene della persona nella caratteristica della fedeltà ed esclusività e aperto a ricevere il dono della vita per trasmetterla ad altri. Che compito straordinario, noi siamo qui per essere vicino a quanti intendono Camminare insieme! Le grandi mete si percorrono in gruppo e magari con qualcuno che per primo avendole vissute è in grado di condividere con gli altri la bellezza, altezza, maestosità di questo itinerario.